Il turismo che non paga
Quante volte abbiamo sentito dire che le imprese turistiche sono il traino per lo sviluppo economico, creano posti
di lavoro, quasi fossero una bacchetta magica che farà scorrere fiumi di denaro in paesini sulla via dell’abbandono?
Cosa accade però quando una città diventa “città d’arte”, un paese “borgo autentico” e una spiaggia “località instagrammabile”?
Cosa succede al territorio e ai suoi abitanti quando i luoghi vengono trasformati a uso e consumo dei turisti? Che impatto ha
tutto questo sul nostro patrimonio ambientale e culturale?
La verità è che il turismo è la più contraddittoria delle industrie contemporanee. Da opportunità di sviluppo a predazione il passo
è breve, dipende dai punti di vista.
Da anni gli scienziati elaborano dati e suggerimenti per evitare i disastri di un turismo incontrollato, ma nessuno finora pare
averli ascoltati. Sono soprattutto le loro voci quelle presenti ne Il turismo che non paga (Edizioni Ambiente, 2025)
di Cristina Nadotti. Insieme a quelle dei pendolari che a stento riescono a salire sul treno per andare al lavoro,
del personale dei Pronto soccorso oberato di lavoro, dei guardiaparco che si sentono impotenti di fronte allo scempio di territori fragili,
dei cittadini che vedono la sporcizia aumentare nella strada sotto casa e si sentono prigionieri di una massa che rende più difficile
ogni attività quotidiana.
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- SASSARI
- Padiglione Tavolara
- Martedì 15 luglio
- 19
- Elias Vacca e Franco Cuccureddu